Porto non è un luogo, è un sentimento.
Non è un mio pensiero, ma sono rimasta molto colpita quando l’ho trovato scritto sulla tovaglietta di carta di un locale del centro, mentre mi apprestavo a degustare un Porto, per l’appunto.
L’autrice di questa frase è Agustina Bessa-Luís, una delle più importanti scrittrici portoghesi del Novecento, che visse gran parte della sua lunga vita in questa città.
Ho pensato di iniziare da qui a raccontare una Porto autentica, perché ciò che rende i luoghi speciali è quello che ci sta dentro: le persone, le origini, il terroir.
E in questa zona, la licenza enologica mi è più che consentita.
CIAO, SONO SERENA
Travel designer esperienziale e travel coach.
Se questo approccio al viaggio ti parla, ti aspetto anche su Instagram.
Non racconterò quali sono i posti più belli da vedere, o almeno non lo farò nella maniera classica.
Se avete già capito come mi piace raccontare i luoghi, saprete che qui non troverete sempre l’elenco dei ristoranti migliori che ho provato o gli orari di ingresso dei palazzi. Il cibo ci sarà sempre, come l’arte, la cultura e la storia, nel modo in cui caratterizzano la città e la sua vita.
Per me un luogo è come una persona, e come tale mi piace raccontarlo e conoscerlo in tutte le sue sfumature.
Io e Porto c’eravamo già conosciute quindici anni fa.
Non ne ho un ricordo molto nitido, ma alcune immagini mi sono rimaste talmente impresse che, tornando, le ho rivissute. Ve le racconto man mano.
Nel 2010 il Portogallo non era ancora una meta così turistica, parlo ovviamente per quello che so, ovvero per il turista italiano.
E se Lisbona l’ho poi rivista diverse volte in questi anni, con Porto è passato moltissimo tempo.
L’accoglienza, però, è stata calorosa, al di sopra di tutta la pioggia che mi sono presa all’arrivo.
L’avevo lasciata nel settembre del 2010, mentre i ragazzini si tuffavano dal ponte Dom Luís I, che splendidi matti.
L’ho ritrovata nel dicembre 2025, vibrante di persone e immersa in una piena atmosfera natalizia.
Saudade, nord e identità del Portogallo
Questa volta ho dedicato alla città quasi cinque giorni di esplorazione, e sono molto grata di non averle tolto spazio per spostarmi nei dintorni.
Tradizionalmente il Portogallo è uno di quei paesi che si prestano bene al viaggio on the road: distanze limitate, facilmente percorribili in una settimana o poco più.
In questo modo, però, si corre troppo e ci si concede troppo poco tempo per entrare davvero nell’anima dei luoghi.
La storia del Portogallo ha una certa intensità.
La saudade è un fatto reale, qualcosa che nelle strade si sente e si respira. Sta nel sorriso discreto delle persone che incontrate e nei loro occhi quando vi raccontano la loro storia.
E questo sguardo cambia molto dal nord al sud del paese, per questo serve tempo per sentirlo e riconoscerlo.
Porto non è una città superficiale, quindi muoversi velocemente non è una strada percorribile.
Come il vino insegna, ci vuole tempo: ciò che avete intorno è storia che si intreccia alla cultura. Datele il tempo di raccontarsi.
Senza contare che la città è tutta fatta di saliscendi, soprattutto nel centro storico.
Arrivare sulla riva del Douro non è solo uno spettacolo, ma anche un discreto impegno per i polpacci.
Su questo però mi sento di rassicurarvi: dopo passa.
Anche per questo Porto va vissuta con il ritmo giusto. Certo, ci sono tram, taxi, Uber e Bolt per arrivare ovunque, ma se la salute lo permette, vivere il centro storico camminando è uno dei modi migliori per immergervisi.
Quando poi vedrete, in prossimità del ponte, tantissima gente che si allena mentre voi addentate l’ennesimo dolce portoghese straripante di crema, sarete ancora più motivati a farlo.
Azulejos, pioggia e luce
Non c’è bisogno di elencarvi tutte le meraviglie che potrete vedere nella zona storica della città.
Se volete, sul mio profilo Instagram trovate qualche suggestione, oltre alle immagini che vedete tra queste righe.
Una menzione speciale per me ce l’hanno i muri della città, ma soprattutto gli azulejos, che dal vivo hanno davvero una luce diversa.
Cercateli in giro, visitate la splendida stazione ferroviaria di São Bento, per esempio.
Non importa se piove o se il cielo è scuro: da queste parti succede spesso, ed è parte dell’esperienza. Il bianco e il blu acquistano una luminosità speciale anche sotto le nuvole. Provare per credere.
Lo so, vedere una città con il sole è un’altra cosa, sono la prima a sostenerlo, anche considerando dove ho deciso di vivere, ma Porto è un esempio perfetto di come affrontare le giornate di pioggia in modo straordinariamente ordinario.
È anche l’occasione giusta per visitare gli interni: Igreja de São Francisco, Palácio da Bolsa, Igreja do Carmo, Sé do Porto, giusto per citarne alcuni nel centro storico.
Porto è una di quelle città che si vivono al meglio quando si è disposti a rallentare.
Se stai pensando di viverla così, scrivimi e immaginiamo insieme il tuo percorso.
Il mare d’inverno: Matosinhos e Foz DO DOURO
Ma non sottovalutate il mare, soprattutto fuori stagione.
Non perdete l’occasione di spingervi verso Matosinhos o Foz do Douro: l’oceano d’inverno può essere anche arrabbiato, ma è uno spettacolo da ammirare.
E poi lo sapete che a Matosinhos ci sono tra i migliori ristoranti di pesce della zona?
È una città portuale e peschereccia tra le più importanti del nord del Portogallo: il pesce arriva diretto dalle barche.
Rilancio con un altro buon motivo per visitarla: la possibilità di entrare in una delle più antiche fabbriche di sardine del paese, Conservas Pinhais, dove ancora oggi gran parte della produzione è artigianale.
Un vero salto nel passato del territorio, che caratterizza profondamente anche il presente e lo arricchisce di significato.
Il legame con la tradizione è uno degli elementi più forti che ho respirato e amato qui.
Non è qualcosa di immobile, ma un elemento fondante della vita quotidiana, alimentato con passione e orgoglio.
Ribeira e il fiume Douro
Lì, nella Ribeira, a un passo dal fiume, si snoda il dedalo di stradine che fu il quartiere portuale e mercantile, dove vivevano i lavoratori del porto.
Oggi appare molto diverso: vibrante, pieno di ristoranti e localini nascosti.
Ma quei vicoli, non per niente patrimonio UNESCO, rappresentano ancora l’anima della città.
Respiratela. Cercate gli elementi navali che la caratterizzano, tenete la testa all’insù verso i muri colorati e vivaci.
E se capitate lungo il fiume all’ora del tramonto, concedetevi un grande classico: un bicchiere di vino, un Porto, se lo gradite, e lo sguardo all’orizzonte, mentre qualche musicista accompagna il vostro aperitivo con della buona musica.
E parlando di vino, non esiste Porto senza il suo.
Qui “essenza” non è una parola scelta a caso: è un valore reale.
L’identità del territorio si intreccia alle caratteristiche della terra e racconta storie fatte di uva, ma soprattutto di persone.
Vale la pena cedere a questa scoperta e farsi guidare in una delle numerose cantine che si trovano dall’altro lato del fiume, a Vila Nova de Gaia.
Alcune sono più famose, altre conosciute solo dagli appassionati. Informatevi, scegliete ciò che vi somiglia di più e godetevela: a volte è anche un buon modo per creare una connessione.
Uscire dal centro: Rua de Miguel Bombarda
Questo è forse il consiglio che preferisco, e in un posto come Porto funziona davvero: perdetevi.
Uscite dal centro storico, camminate, mescolatevi agli abitanti, ascoltate i loro discorsi anche se non li capite. Me ne rendo conto, il portoghese è stupendo ma quasi incomprensibile per un orecchio per nulla abituato.
A un certo punto vi ritroverete in un ambiente familiare, in un quartiere tranquillo, pieno di arte sui muri e sotto forma di studi d’artista, gallerie e negozi vintage.
Siete nella zona di Rua de Miguel Bombarda. Fermatevi per un caffè.
Io, personalmente, ho iniziato a fantasticare su un appartamento qui per passarci un po’ di tempo. Magari la prossima volta che passo di qua.
Porto contemporanea: Serralves e Casa da Música
Ho ancora un paio di consigli, sempre legati all’idea di uscire dal circuito più noto.
Ne vale la pena, soprattutto se amate l’arte, la musica e l’architettura.
La Fundação de Serralves è uno di quei luoghi che restano.
Un museo di arte contemporanea progettato da Álvaro Siza Vieira, immerso in un parco straordinario che ospita installazioni artistiche, un lago, il palazzo art déco Casa de Serralves (io ci ho trovato una splendida mostra di Maurizio Cattelan) e persino una fattoria didattica piena di animali.
Un’altra menzione d’onore va alla Casa da Música, nel quartiere di Boavista, progettata da Rem Koolhaas e inaugurata nel 2005.
Una struttura di grande impatto, moderna, quasi futuristica, che rompe completamente con l’idea classica di sala da concerto buia e dall’arredamento barocco. Qui non si viene solo per la musica classica: si attraversano generi, generazioni e modi diversi di vivere lo spazio.
Concludo con l’ultimo consiglio, per vivere la città in maniera sostenibile e immersiva, che è la mia modalità preferita.
Un ottimo alleato è la Porto Card, che permette di muoversi liberamente sui mezzi pubblici, aeroporto incluso, e di accedere con sconti a palazzi storici, musei e a molte attività culturali e gastronomiche, comprese le degustazioni di Porto.
Per me è stato un modo semplice e pratico per attraversare la città e i suoi dintorni, osservando un po’ più da vicino la vita locale.
Questo racconto nasce da un tempo vissuto in una Porto autentica, con attenzione e lentezza, lasciando che fosse la città a dettare il ritmo.
Una città gentile, accogliente e discreta, che si racconta a chi è disposto ad ascoltarla. Ed è forse per questo che, più che un luogo, Porto resta un sentimento.
E se Porto vi ha conquistato, esplorare anche il nord del Portogallo è probabilmente il modo migliore per continuare a entrare nell’identità più autentica del paese.
Se senti il desiderio di vivere Porto in modo autentico e
lasciarti guidare anche da ciò che questo viaggio può raccontarti di te, scrivimi.



