ALMA IN VIAGGIO

SEMANA SANTA IN ANDALUSIA: QUANDO RITUALI E TRADIZIONI RACCONTANO L’ESSENZA DEL LUOGO

La Semana Santa in Andalusia è qualcosa di fondamentale.

Prima di venire a vivere qui non avevo molto chiaro questo concetto. Pensavo fosse qualcosa di simile a ciò che succede in diverse zone del Sud Italia, che dal Giovedì Santo fino al giorno di Pasqua vengono animate da processioni e rituali di grande fascino.

In parte delle somiglianze si possono riscontrare, ma quello che accade in Andalusia è qualcosa che va oltre la religione: è un evento collettivo che per dieci giorni cambia la viabilità delle città ma soprattutto l’atmosfera.

CIAO, SONO SERENA

Travel designer esperienziale e travel coach.
Se questo approccio al viaggio ti parla, ti aspetto anche su Instagram.

QUANDO INIZIA DAVVERO LA SEMANA SANTA IN ANDALUSIA

Partiamo anzitutto dalla durata. La Semana Santa, in linea con la liturgia religiosa, dura una settimana, ma nella realtà di molti luoghi, a Cádiz per esempio, le celebrazioni durano dieci giorni. Iniziano il venerdì antecedente alla Domenica delle Palme, il Viernes de Dolores, e terminano nel giorno di Pasqua.

E non è la Pasqua il giorno più importante, come accade in Italia, ma ogni giorno della settimana scandisce un momento e un’energia differente nelle calli e nelle persone. Le città si animano di processioni, organizzate da differenti confraternite religiose, che si alternano durante la giornata e la notte, molte anche contemporaneamente, secondo calendari e percorsi stabiliti.

Il momento più importante e più intenso della Semana Santa è la notte tra il Giovedì e il Venerdì Santo, in cui la processione, chiamata Madrugada, prosegue fino all’alba e accompagna l’inizio della Passione di Cristo.

La struttura è la stessa per tutti, ma ogni città e paese utilizza terminologie differenti per riferirsi alle stesse figure. È molto interessante scoprire queste differenze se si compie un viaggio attraverso diverse realtà dell’Andalusia. Di seguito, per raccontarvi i principali aspetti della Semana Santa, mi riferirò soprattutto a ciò che ho conosciuto meglio, ovvero la terminologia relativa alla provincia di Cádiz.

Una parte di questa Semana Santa l’ho vissuta anche a Conil de la Frontera, tra il suono lontano delle processioni e il ritmo più lento del mare. Un modo diverso di attraversare lo stesso rito, ma con la stessa intensità.

È proprio questo il tipo di viaggio che amo raccontare e progettare: 

esperienze che permettono di entrare davvero nel ritmo di un luogo,

andando oltre ciò che si vede in superficie.

Se stai pensando al tuo prossimo viaggio, scrivimi: sarò felice di aiutarti a costruire il tuo itinerario.

PASOS, CARGADORES E PENITENTES: LE FIGURE DELLE PROCESSIONI

Caratteristica principale di queste processioni sono i pasos, enormi strutture che portano le figure sacre e raccontano la storia della liturgia, arricchite da fiori, candele e drappi di velluto. Sono talmente meravigliosi che assomigliano più a opere d’arte, tanto che se piove le processioni vengono sospese per non rischiare di rovinarne la bellezza. Per questo motivo viene sempre accolto con entusiasmo il bel tempo in questa settimana, come è stato per quest’anno.

A sostenere i pasos sono i cargadores, come vengono chiamati tradizionalmente a Cádiz, mentre in altre zone dell’Andalusia si parla più spesso di costaleros. Si tratta di un ruolo fortemente fisico perché alcuni pasos possono arrivare a pesare anche tonnellate, motivo per il quale ogni struttura può avere bisogno fino a 40 persone per sorreggerla, dandosi il cambio più volte lungo il percorso.

Quello che è interessante è che molti considerano portare il paso un grande onore e si allenano per mesi per arrivare alla preparazione e alla coordinazione necessaria per farlo. Non è solo fatica fisica, è un segno di devozione e di appartenenza alla comunità.

Ma le figure sicuramente più riconoscibili e affascinanti, e a tratti anche inquietanti, me ne rendo conto, sono quelle dei penitentes. Figure vestite in tunica e con l’inconfondibile cappuccio a punta. A differenza dei riferimenti più recenti che possono venire alla mente, il significato del cappuccio ha in realtà un’origine molto antica e rappresenta principalmente l’anonimato e la penitenza: non è importante chi sei ma il gesto spirituale che stai compiendo. Lo stesso cappuccio si può ritrovare anche nella tradizione pasquale italiana in molte processioni.

Infine il terzo aspetto sicuramente più importante è il ritmo che scandisce le processioni a opera delle bande cittadine, che accompagnano con tamburi, fiati e ottoni. Portano la drammaticità, l’intensità e la gioia alla celebrazione, a seconda del momento liturgico.

L’ATMOSFERA DELLE CITTÀ DURANTE LA SEMANA SANTA

Ora, l’unione di tutti questi elementi è qualcosa di magico, solenne e incredibile da vivere. L’aria che sa di incenso, i momenti di silenzio condiviso e lo scoppio fragoroso degli applausi. Il supporto ai cargadores mentre alzano il paso e si danno il cambio.

La partecipazione di tutta la città a prescindere dall’età e soprattutto dalla religione. È un evento così fortemente spirituale e identitario che va oltre la fede vera e propria ma parla soprattutto del luogo.

E sono consapevole che se non si è andalusi non si può vivere allo stesso modo. Puoi prendere parte alla processione ma lo si fa con uno sguardo differente da chi lo conosce. Ma trovo che sia questa la sua bellezza. Sentirsi accolti, seppur osservatori esterni. Percepirne la forza ma senza potervi appartenere fino in fondo. È un regalo che il luogo ti fa.

Assistere a questo momento così collettivo ma allo stesso tempo così intimo.

E ogni città, come ogni paese, piccolo o grande che sia, vive questa Semana Santa con egual coinvolgimento. Certo, viverla in grandi città come Siviglia o Malaga, i centri principali, ha un impatto differente anche da visitatore, ma l’energia è sempre palpabile.

Sicuramente trovarsi in Andalusia in questo periodo dell’anno porta ad armarsi di pazienza.

Muoversi dentro le città, specie nei centri storici, non è facile, tutto è rallentato e non sempre disponibile, soprattutto nei giorni di Giovedì e Venerdì Santo che sono festivi in Spagna. Qui, a differenza dell’Italia, non è festa il lunedì.

I DOLCI TIPICI E L’EREDITÀ ARABA IN ANDALUSIA

Un’altra importante differenza dall’Italia, e una nota di merito a mio parere, è il rapporto con i dolci. Se nella nostra tradizione la Quaresima è ritenuta un periodo di sacrificio, i famosi fioretti, la Spagna gode invece di un assortimento di dolci specifico proprio per questo periodo dell’anno, con grande gioia di tutti. Come la Semana Santa è un momento di condivisione, così succede anche per i dolci.

Non posso quindi esimermi dall’elencare i principali, che ho avuto occasione di mangiare in queste settimane.

E forse è proprio nei dolci che si sente ancora di più la storia di questa terra. Il miele, l’anice, il sesamo, gli agrumi: sapori che riportano al lungo passaggio della cultura araba in Andalusia e che, ancora oggi, continuano a raccontarne l’eredità anche attraverso il cibo.

Partiamo dal dolce per eccellenza della Semana Santa: le torrijas.

Ingredienti semplici per un risultato godurioso: pane raffermo passato in latte, uovo e cannella e poi fritto. Infine immerso nel miele per renderlo ancora più morbido e gustoso.

Passiamo poi ai pestiños, dolci dalla tipica forma a fazzoletto, fritti e aromatizzati con anice o agrumi. Spesso accompagnati anche loro dal miele.

Infine, ma questi sono solo i principali, i roscos, ciambelline fritte, ma ci sono diverse versioni, aromatizzate anch’esse con anice o agrumi.

E certo non sono finiti perché ogni zona e città ha delle sue varianti tipiche, quindi è sempre molto interessante scoprirle.

Ed è forse proprio questo il dono più bello della Semana Santa in Andalusia: non soltanto ciò che si vede, ma ciò che si sente. Il silenzio condiviso, l’odore dell’incenso, il suono dei tamburi, il miele delle torrijas nelle pasticcerie. Un luogo che per dieci giorni si racconta attraverso i suoi rituali e ti permette, anche solo per un momento, di entrarci dentro.

Se questo è anche il tuo modo di viaggiare, è proprio da qui che nascono gli itinerari che immagino e costruisco.

Scrivimi e raccontami il viaggio che sogni o il momento che stai vivendo: lo costruiamo insieme.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna in alto