Take notes. Everything is copy.
Niente di mio ma una frase che ho fortemente sentito mia la prima volta che l’ho letta.
L’autrice è Nora Ephron, o meglio sua mamma, in questo caso anche lei si è fatta a sua volta ispirare. E di ispirazione lei ne ha veramente avuta tanta parlando, per esempio, della sceneggiatura di Harry ti presento Sally solo per citarne uno.
Insomma non c’è bisogno che aggiunga altro.
Prendi appunti, tutto è materiale su cui scrivere.
Tutto ciò che accade, che ci accade, tutto ciò che succede ha un significato e possiamo osservarlo portandolo nella nostra storia personale.
E nel momento in cui lo osserviamo lo annotiamo, magari lo scriviamo a mano, o ce l’appuntiamo sulle note del telefono per non perderlo.
L’appunto diventa reale, così possiamo tornare a guardarlo anche in un altro momento.
Questo è ciò che faccio puntualmente quando visito un luogo, nuovo o meno. È qualcosa che mi viene naturale. Prima di partire lo studio, o meglio mi faccio un’idea di ciò che potrei trovare lì, e poi inizio a girarlo. A volte mi piace perdermi nelle sue strade, mi sento bene, a casa, le persone mi sorridono, tutto fluisce meravigliosamente. A volte invece trovo ostacoli, persone sfuggenti e chiuse, porte chiuse, contrattempi. E a tutto questo ci faccio caso. Perché al di là della giornata storta o meno ognuno di noi ha dei luoghi in cui si trova naturalmente a proprio agio mentre altri ci stanno stretti da subito. Non capiamo subito il perché ma sappiamo che è così. Succede con le persone e succede anche con i luoghi.
E qui succede che per me, proprio come accade con le persone, voglio saperne di più. Voglio sviscerare quel luogo, passarci del tempo, condividerci qualcosa, mangiarci, dormirci. Lo voglio proprio vivere e capire. Se ha una scorza dura ma un cuore di panna oppure se rimane austero e invalicabile. O se dopo poche ore posso lasciare lo spazzolino nel bagno. Attraverso le sue caratteristiche imparo a conoscerlo ma, ancora di più, posso conoscere me stessa, farmi domande mentre cammino, prendo un caffè al bar, vado al mercato. Mi è successo, per esempio, la prima volta che ho mangiato da sola in viaggio quando l’idea che avevo di me non ha retto il confronto con la realtà.
C’è solo una fondamentale richiesta per questo esercizio: la presenza. Esserci, essere lì con la mente, concedersi tutto questo. Che poi è vero che anche l’assenza racconta qualcosa, ma di questo parleremo in un altro momento. E sì, Nora Ephron è di presenza che parlava. Stai con quello che succede, sentilo addosso, anche se è scomodo, anche se prude. Prendi nota di tutto. Lo trasformerai in qualcosa di magnifico.
Per approfondire questo ultimo punto ti consiglio di leggere Heartburn (ora esiste anche in italiano, Affari di cuore), capirai cosa intendo.
TORNARE A NOI E AI LUOGHI
E per ritornare a noi e ai luoghi, ecco ti ho appena introdotto il travel coaching, quella splendida disciplina a cui mi sono avvicinata ormai sei anni fa. Si viaggia, non necessariamente tanto o lontano, ma si fa in modo che la meta ci parli, ci racconti qualcosa di lei, ma anche di noi. Per me è stata un grande cambiamento, mi ha regalato una grande consapevolezza nel modo in cui viaggio e sto nel mondo. Un punto di partenza per un grande viaggio interiore e nel mio caso anche professionale visto che da qui sono ripartita con una nuova fase della mia vita.
Se anche tu vuoi scoprire come si viaggia con il travel coaching, facciamolo insieme. Seguimi e intanto scegli un bel taccuino come più ti piace.
Si inizia a prendere appunti.
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